Nulla è cambiato...

Genova 8 Settembre 1970

Genova 4 Novembre 2011

Nel 1970 io c'ero in Via Della Libertà 4r. Era la falegnameria del mio Papà. Io ero un quasi diciottenne apassionato di moto e della disciplina della regolarità che praticavo con il mio Ktm-Penton (sottacqua pure lui n.d.r.). La falegnameria. che sorgeva a piano stradale fra due palazzi, fu innondata da quasi 2 metri di acqua e fango. Mi salvai assieme a mio padre e alla mia carissima Amica Rita, scappando da una finestra che dava nel retro dello stabile adiacente; il socio di mio Padre, Dante, per non essere travolto, si arrampicò sul cancello di ingresso e da lì, sul tetto del laboratorio. In quei momenti non si pensa certo a documentare l'evento ma solo a salvare la propria pelle. Le immagini che mi sono rimaste negli occhi di quella via, in leggera pendenza verso il mare, sono quelle di un torrente in piena che trascinava qualsiasi cosa incontrava sul suo cammino. La mia Mamma che stava rincasando, venne tratta in salvo nel bel mezzo delle larghissima Via Brigate Partigiane, da una autogru (tipo Bellotti n.d.r.) dei Pompieri. La furia era tale che, poco più avanti, all'altezza della questura, il grosso mezzo stava per essere travolto dalla forza innarrestabile dell'acqua; solo la capacità dei militi evtarono la tragedia; riuscirono a incatenarsi con il vericello in dotazione al mezzo, a una colonna di un palazzo d'angolo e con quello si trassero in un punto con minor corrente, salvando se stessi e le decine di persone raccolte lungo l'inferno d'acqua che si era scatenato.

Oggi a distanza di 40 anni è successa una cosa simile; a venir fuori è stato nuovamente il Bisagno come nel 70' (torente che attraversa parte del centro cittadino n.d.r.), ma non pesantemente, mentre un suo affluente, il Fereggiano, ha seminato morte e distruzione. Il risultato è stato lo stesso anche se di dimensioni minori. Nel 70 vi furono 25 vittime, nel 2011 "solo" sette. Nel settanta le previsioni meteo erano quello che erano, si ipotizzava a grandi linee, ma forse si poteva prevenire. Oggi è inspiegabile; con satelliti, centri meteo, apparati altamente tecnologici, NO non è possibile. Quando vengono emanati stati di allerta gravi, è meglio fermare l'attività di una città piuttosto che piangere una sola persona. Si chiudono scuole, uffici, negozi, si fa circolare solo Forze dell'Ordine e di Soccorso; non importa se è la paralisi, meglio questo che un solo morto. Della vita della gente non frega a nessuno di chi compone la casta grande o piccola che sia; loro in uffici dorati, facenti lavori che qualsiasi persona con un minimo di buon senso, farebbe centovolte meglio. Bisogna, nascere, produrre e morire il resto non importa a nessuno.

Ci vuole un altro Mondo

.

.

1970

.

.

2011

La Mini nell'alluvione del 1970

Con il Cuore, furibondo per le tragedie evitabili Novembre 2011