Ogni Leggenda ha un Fondo di Verità


Di Franco Bonadonna

Queste poche righe si ricollegano indissolubilmente e vogliono anche fornire una risposta (in positivo) agli articoli (Una Leggenda, Ma è una Leggenda?) scritti su questo stesso sito da Giacomo Poggio, Presidente del RWMT, Webmaster del sito citato ma, soprattutto, mio carissimo amico da lunga data… i miei ricordi in materia si intrecciano con i suoi (anche se ai tempi trattati in queste narrazioni, pur entrambi già appassionati di Mini, non ci conoscevamo ancora) e ci portano ad un’ unica conclusione… Vediamo!
Verso la fine del 1971, o, forse, nei primi giorni del 1972, mi ero recato presso una delle due concessionarie INNOCENTI di Genova (la Lambro Genova, l’altra era l’ Italpiave) per ordinare - al massimo del delirio orgiastico e senza sapere come avrei poi pagato le £.2.089.000 necessarie all’acquisto – una MINI COOPER S.
L’ addetto alle vendite era, allora come oggi (ovviamente è passato a vendere New Mini ma la mitica 305 cm. gli è rimasta nel cuore) Giorgio Noce, mio buon amico che qualche gara sulla Mini se l’era fatta anche lui e che, allora, girava su una splendida Jaguar MK2 3,8. Dimostrando disinteressata amicizia (si trattava comunque di vendere un’ auto e sappiamo bene quanto i venditori spingano in tal senso) Giorgio mi informò che di li a poco sarebbe uscita sul mercato la Cooper 1300 italiana… se avessi tenuto duro solo qualche mese avrei beneficiato di: fari allo Jodio, sei orologi, ruote, volante e sedili di qualità superiore e avrei pure risparmiato circa £.600.000 (ovvero quasi la metà della cifra necessaria all’ acquisto della Cooper INNOCENTI - £.1.460.000 – e più di un quarto di quanto da sborsare per la “S”
Le valide argomentazioni di Giorgio Noce mi convinsero… tenni duro alcuni mesi e finalmente vidi in circolazione la nuova nata della INNOCENTI e ne ordinai una.
A causa di alcuni miei mutamenti di gusti nella scelta del colore (ed anche alla grandissima richiesta nonché alla serrata per ferie estive) l’auto mi venne consegnata solo ai primi di Settembre del 1972… Bianco 72, tetto Nero, targa GE 517972… la più amata (a pari merito con la Minor GE 387632 dei miei precedenti rally) tra le 32 auto da me possedute a tutt’oggi.
La INNOCENTI, in merito alle prestazioni della Cooper 1300 dichiarava 71HP a 5800 giri e 160 Kmh. di velocità massima (prestazione effettivamente raggiunta durante le Prove su Strada effettuate da QUATTRORUOTE)
Terminato il rodaggio (vabbeh ! … si fa per dire!) in occasione della spedizione in quel di Sanremo per assistere al Rallye d’Italia 1972 effettuata insieme ad una Lancia Fulvia Montecarlo ed ad una Alfa Romeo 1,3 GT spinsi al massimo l’acceleratore per cercare di limitare i danni sul terreno meno congeniale alla mia Cooper: l’Autostrada. Mentre la GT pigliava il vento e filava via sul filo dei 190 Kmh. mi accorsi con mia grande sorpresa che tenevo la scia della Fulvia… gli strumenti (Jaeger) della mia piccola belva dettero il responso: a 5800 giri il tachimetro indicava: 160 Kmh. poi il motore prendeva ancora giri sino ad arrivare a 6400 mentre il tachimetro indicava i 170 Kmh.! Le mirabolanti prestazioni velocistiche della mia poco aerodinamica scatoletta erano inoltre confortate da accelerazioni brucianti… non le ho mai misurate ma basterà dire che in partenza bisognava stare davvero bassi con i giri, pena restare al palo con le gomme fumiganti, nel cambio prima-seconda le gomme miagolavano per un bel po’ e, ancora, nel cambio seconda-terza una ulteriore smiagolatina supplementare dava a intendere che ce ne era ancora!
Interpellato il Giorgio Noce circa le notevoli prestazioni della mia Mini Cooper, ben superiori a quelle, già notevoli, dichiarate dalla INNOCENTI, venni a sapere (e qui mi ricollego ai precedentemente citati articoli di Giacomo) che la Casa aveva ricevuto un notevole lotto di motori “S” - alcuni dei quali ulteriormente potenziati - che poi finirono con l’equipaggiare tante vetture in produzione di serie.
Non ho mai effettuato una verifica semplice-semplice (al giorno d’oggi, ai tempi non so se ne ero informato) ovvero: infilare una manina sotto agli scarichi (a motore ben freddo, si intende) e controllare se il blocco cilindri era un’unica fusione di ghisa o portava due bei sportelletti in lamiera, anche se verniciati di nero come il resto del motore… purtroppo questa prova non è più possibile ma le teorie espresse da Giacomo trovano motivo di valido riscontro, sia da questa mia personale esperienza sia (e soprattutto) dalle dichiarazioni di Giorgio Noce che, come venditore INNOCENTI, era certo ben informato in merito.

Diffidate delle imitazioni...