Una Vita con Paul

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A distanza di 15 mesi, lo spunto per scrivere alcune righe e riflessioni, mi è venuto proprio dalla rabbia che ho provato in questi giorni. (leggi Vergogna) . Queste righe non sono un romanzo, ma piccoli aneddoti e momenti di vita percorsi con Lui.

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Ho conosciuto Paul in occasione di uno dei primi ritrovi con gli Amici del Mini Cooper Club Italia (unico Club Mini all'epoca n.d.r.). L'occasione si è presentata nel 1986 in quel di Rapallo. Paul si era presentato con la sua splendida "Serie 300" blu; gli altri "ragazzi" in foto: Amodeo, Arbizzani, Bortesi, Giuliani, (io era allo scatto), che già conoscevano Paul, lo hanno canzonato non poco, in quanto affermavano che il blu della sua vettura era in verità viola! Paul è sempre stato un ragazzo molto affabile, che accettava volentieri gli scherzi e che riteneva l''Amicizia fosse una cosa molto importante. Capii subito la sua granda passione per la Mini, nonostante fosse molto giovane per Amare così follemente la scatoletta. Era già molto esperto, nonchè grande "razziatore" di materiale Made in BMC. Alcuni mesi dopo fui invitato a Rapallo nel suo piccolo ma fantastico box, dove aveva già raccolto una incredibile quantità di materiale doc; mi rimase impressa la quantità di contachilometri/tachimetro che aveva (tutti da S naturalmente), con tutte le varianti delle serie e nella grafica che Lui conosceva perfettamente. In quella occasione venne fuori la famosissima sua battuta, già citata in altre parti del sito e che è diventata oggi per noi quasi di uso corrente. "Quando esci ti passo al metal-detector" potrebbe sembrare quasi offensivo, ma siccome nelle cose c'è modo e modo di esprimersi, a me divertì moltissimo. Tuttavia in un'altra occasione, sempre nello stesso posto, un altro Amico comune se ne risentì... quasi.

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Uno dei primi eventi a cui partecipammo assieme fu l'IMM nel 1986 che si svolgeva in Germania. Dovevamo partire il Venerdì di buona mattina per giungere prima di sera a Russelscheim (nelle vicinanze di Francoforte n.d.r.). I chilometri da macinare erano circa ottocento, attraverso il Nord Italia, la Svizzera e la Germania. L'appuntamento era al casello A7 di Busalla alle ore 06:00... Attesi inutilmente una mezzora e poi, sconsolato/i mi avviai con la mia GE949900. Giunsi a destinazione verso le 15. Piazzai la tenda nel pratone sottostante e incominciai a girare con la "Cicci" il piazzale che ospitava già moltissime Mini. Passavano i minuti e poi le ore e di Paul con relativa fidanzata neanche l'ombra... Ormai rassegnato a un IMM in solitaria, verso le 18... e qualcosa, mi sento chiamare: Giacomino (Paul era l'unico a chiamarmi così). Ritardino... Ero semi-incazzato per la buca della mattina, ma il cuore mi si aprì nel vedere la Serie 300, Paul e una ragazza, che quando scese per salutarci, venne preceduta da due... meloni! Passammo due giornate fantastiche insieme, grazie sopratutto a Paul che si districava benissimo fra le varie lingue che si sentivano parlare in quell'iMM dell'86; io per le lingue asino da sempre, figuriamoci allora... Unico altro Italiano che conobbi fu Giovanni Percossi di Trieste (che Paul già conosceva), giunto con il Traveller dotato di Air-Camping. La serie 300 e la mia Special fecero assieme (uei con noi sopra s'intende) la strada del ritorno con super rifornimenti alla mia (8Km/litro) e rabbocchi di Castrol sulla sua (ogni 200 Km). Le due vetture erano accumunate dal tetto apribile della Britax, che nonostante la pioggia intermittente, ci godemmo pienamente. Fu un viaggio piacevole, senza problematiche che ci portò felici e contenti alle nostre dimore come bambini con i loro giocattoli. Dopo quell'IMM i nostri rapporti si intensificarono per un lungo periodo; Paul, Poc per gli Amici, incominciò in quel periodo a chiamare Giacomino, che alternava con Vergaser, uno scherzoso sopranome affibiatomi durante quel IMM.

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Avevamo una nostra sede come Sezione Abingdon del Mini Cooper Club Italia, situata a Vigomorasso, una frazione del Comune di S.Olcese (Ge), nei fondi di un palazzo dove prima c'era una lavanderia,; io, Paul e Franco la avevamo sistemata in stile Garage Inglese e lì una volta la settimana ci riunivamo assieme a alcuni amici della prima ora; era dotata di bagno, cucina, riscaldamento (che proveniva dall'intercapedine) e di una ampia vetrata d'ingresso che dava sull'esterno e la parvenza di un negozio. L'affitto era diviso in tre parti uguali, quindi ognuno di noi, aveva diritto di rimessarvi un paio di Mini. Poco distante vi era un piazzale adibito a parcheggio, dove Paul lasciò un carrello porta auto (fatiscente) con sopra i resti di un Mini Van che aveva recuperato a Genova; il Van era in condizioni pietose e difficilmente recuperabili. Vista l'impossibilità di metterlo dentro la sede, giacque per svariato tempo in quel punto, diventando il giocattolo del ragazzini che ne finirono la demolizione; questo fino a quando (dopo anni), il Comune (paziente direi) non si stufò (anche dietro le pressioni di alcuni residenti n.d.r.) e a buoni modi ci chiese di rimuoverlo. La cosa si ripetè qualche anno dopo sul parcheggio vicino a casa mia (Casella-Ge), dove lo stesso carrello, ospitò per mesi una Morris 850 Mk1; anche in questo caso, sino a quando il Comune (meno paziente), mi intimò di levarlo. Della scocca di 231VPK leggerete di seguito, ma in quel caso era nel giardino di casa mia e poteva starci anche per sempre. Della serie: le scocche abbandonate di Paul.

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Grazie alla disponibilità di Paul, ORX7F ebbe l'occasione di essere ammirata in Italia per la prima volta, durante lo svolgimento del Meeting Mini 1994. La vettura si presentava nel complesso bene, anche se una delle sospensioni Idrolastic era andata KO a causa della lunga inattività. Per il metro di Paul era quasi inguardabile, invece a me sembrava perfetta... Allora mi spiegò cosa non andava, entrando in quei particolari da perfezionista che solo le sue capacità riuscivano a sviscerare; in Italia (ma conosciutissimo anche in Inghilterra) "era", haimè, il massimo esperto delle ex-Works. Nei anni seguenti si Paul si sarebbe dedicato amima e corpo a realizzare il restauro a livello maniacale e all'altezza della blasonata vettura. Oggi i risultati del suo profondo impegno e del suo radicale lavoro si vedono chiaramente.

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Nella stessa occasione il nostro Club organizzatore dell'evento, fece realizzare due premi con la forma della targa anteriore della blasonata Mini; questi speciali riconoscimenti erano destinati, uno alla migliore vetture partecipante alla manifestazione (trofeo del ns Club n.d.r.) mentre la seconda targa, ovviamente, fu consernata a Paul per averci messo a disposizione ORX7F.

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Il suo 1071 targato GE, ebbe, come tutte le sue vetture, una fase di restauro estremamente lunga. Se ben ricordo passarono più di 10 anni da quando lo vidi la prima volta (poco più che in una cesta) nell'86 nel box di Rapallo, a quando partecipò, guidato da Paul, in condizioni perfette, al raduno organizzato dal R&W a Ronco Scrivia nel 1995. Ora dorme sonni tranqulli in ottime e amorevoli mani.

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In quei anni Paul con la sua Audi 100 Avant, per lavoro girava mezza Italia e certamente aveva molte occasioni di trovare materiale prezioso. La sua auto era targata FO, che faceva tanto "Foggia", ma in verità si trattava di Forlì; una targa non certo comune in Liguria. Ricordate questa vettura? era una Station Wagon come ce ne erano poche all'epoca, sia nelle misure abbondanti (a me pareva enorme), sia nel tetto spiovente che dava un apetto da Coupè alla parte posteriore. Perchè cito questo particolare apparentemente insignificante nel nostro racconto? Paul ci trasportava ovviamente di tutto... Un giorno durante i suoi pellegrinaggi, caricò un motore (1300 oviamente ma avrebbe poca importanza), e visto il noto peso dell'oggetto, non ritenne opportuno fissarlo per bene; "intanto per la poca strada che devo fare" disse; evidentemente era abbastanza vicino a dove lo scaricava.... Sta di fatto che, con l'auto in movimento, il 12H cominciò ruzzolare nel bagagliaio della 100, sino a quando non mandò in frantumi l'enorme lunotto posteriore del portellone; poi, dopo aver fatto il suo danno, ci mancò poco che non finisse direttamente sull'asfalto! Incontratolo giorni dopo, alla mia domanda sul perchè del nylon sul vetro dietro, Paul mi raccontò candidamente la disavventura... Scrivo queste righe e mentre batto sulle lettere dei tasti sorrido e sorrido amaramente dentro di me.

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Invece con la prima Volvo 740, accompagnati da Franco (Bonadonna n.d.r), partimmo per Collegno (To), recandoci all'officina Rob Motor; L'avvovato Loy (attuale presidente ASI) è stato un Minista della priama ora e conservava ancora molte cose appetitose; lo scopo di Paul era quello di farsi vendere due portiere in alluminio che aveva; oggetti perfetti per la sua ex Works. La trasferta non andò a buon fine in quanto l"Avvocato" fu irremovibile e non volle cedere alle lusinghe (sia pur profumate) proposte. Col senno di poi, se Paul avesse saputo cosa gli avrebbe combinato 20 + anni dopo... beh, lasciamo stare; non tornammo comunque vuoti dopo una deviazione a Alba... Sulla strada del ritorno in A21, una pioggerellina insistente ci accompagnava verso casa; velocità di crociera del Volvone 195 Km/h... Franco, che è tuttaltro che timoroso, vantando anche un passato da Pilota Rallista, apostrofò chi guidava: "Paul, non ti sembra di andare un pò troppo forte? l'asfalto è leppego (viscido n.d.r.) da matti". Paul risponde: "hai ragione Franco, diminusco". La velocità del 740 passò quindi da 195 a 190 e a quella velocità proseguimmo il nostro viaggio verso casa.

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Sempre con la Volvo di ritorno dalla Mostra Scambio di Imola nel tratto fra Modena e Parma, stavamo chiacchierando allegramente io, Paul e ancora Franco; la vettura era lanciata sulla corsia di sorpasso ai canonici "quasi" duecentoallora, quando all'improvviso... ammutolì; Paul escamò: Cazzo! Sono rimasto senza benzina! Sullo slancio e con il solo lieve fruscio del vento, percorremmo ancora almeno 10 chilometri (da pescatore) per poi arrestarci sull'emergenza, dove venimmo poco dopo recuperati dal servizio carro attrezzi. La cosa fu velocissima in quanto Paul già possedeva (rarità) un aparecchio radiomobile (oggi l'inflazionato telefonino), e con quello contattò il servizio ACI. Nel settore telefonico ho lavorato per una vita, e dal 93, nella telefonia mobile. Tuttavia, la prima persona che vidi con un portatile (un Italianissimo Olivetti n.d.r.), fu Lui; correva l'anno 1987.

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La Volvo 740 Sw (ancora lei ma un'altra) ci accompagnò in Sardegna durante la spedizione per il recupero della Como. L'organizzazione di questa spedizione (voluta da Franco Bonadonna), fu rapidissima; decidemmo di partire con il traghetto per Porto Torres nel pomeriggio e la sera eravamo a bordo. Dopo l'aarivo la mattina seguente, attraversammo metà dell'Isola per giungere a destinazione, che era un paese sperduto della provincia di Nuoro: Lotzorai. Di questo ho già ampiamente scritto sulla pagina dedicata alla "Como", ma i momenti di vita vissuti magari non li avevo espressi nel modo migligliore. L' avventura oltre alla Mini e ai pezzi recuperati a Tortolì, proseguì con un viaggio notturno verso Golfo Aranci. Nella notte più buia percorremmo decine di chilometri su di una strada sterrata che camminava a fianco della statale senza avere la possibilità di deviare su di essa. Paul era quasi dell'idea di fare un bliz e buttarsi attraverso i prati, ma sarebbe stato alquanto pericoloso e non è detto che l'operazione andasse a buon fine. Dopo altri chilometri, finalmente un sottopasso che ci permise di immetterci sull'arteria principale. Riuscimmo a imbarcare in tempo nonostante gli sterrati da Rally di Sardegna e la mattina seguente giungemmo a Civitavecchia. Da lì attraverso la Vecchia SS Aurelia (la superstada era ancora da realizzare n.d.r.) risalimmo parte della penisola su quella mitica strada che ci avrebbe portato alla meta. Ricordate il film "Il Sorpasso", la zona era quella, il contesto no, ma ci sentivamo parte di una avventura epica.

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Una Domenica al mese ci ritrovavamo con Paul e altri Amici in Piazza Della Vittoria a Genova (lato palazzo Shell). Era un evento informale che poi proseguiva con un giro nell'entroterra o in riviera, con relativo pranzo fuoriporta. Vedete la quantità delle Mini presenti, si contano sulle mani; erano, come si suol dire, pochi ma buoni e quella era la passione pura di metà anni 80'.

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Paul lavorava nella ditta di suo Padre che conobbi la prima volta assieme alla Mamma, in occasione di un invito nella casa di Rapallo; un signore distinto che ancora oggi ricordo bene, con fare gentile e fermo, che incutevano rispetto e timore; nonostante questo riusciva a metterti a proprio agio trattandoti come se ti avesse conosciuto da sempre. La Mamma la ricordo come una Signora distinta e dolce; la vidi solo in quell'occasione.

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A un Reggio Emilia ci andammo con il Fiorino di mio Padre falegname (Ps: grande macchina per caricarci di tutto). Era un'avventura un pò extra Mini. Caricammo la mia MV 125 Sport e la Sua Vespa 90SS allo scopo di venderle, insieme a una quantità indefinita di miunteria varia. Ora, su di un Fiorino lo spazio in lunghezza non è che sia moltissimo; tolsi il sedile lato passegero per far posto alla ruota anteriore dell'MV, mentre la Vespa più corta non dava problemi. Io alla guida... e Paul? Lui si sedette nel pianale dietro di me fra l'Augusta e la 90SS, facendo tutto il viaggio in quella posizione praticamente piegato a metà; ogni tanto mentre percorravamo l'autostrada si divertiva a mettere in moto la Vespa azionando la messa in moto con le mani, affumicandoci entrambi.

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Un giorno Paul venne a trovarmi a Casella con la sua 90SS; io abitavo nella vecchia casa situata nella borgata "Poggio". Trascorremmo una giornata fra progetti e discussioni sino verso le 18 quando Lui decise di tornare verso casa. Non ricordo che strada aveva fatto venendo da Rapallo la mattima, ma per il ritorno sarebbe passato da Laccio, percorso parte della Val Fontanabuona, poi Coreglia, SP58 verso San Maurizio dei Monti e discesa verso Rapallo. Sta di fatto (mi raccontò Lui stesso il giorno seguente n.d.r.) che dopo San Maurizio, dove scollinò verso Rapallo, restò senza benzina, ma non certo per colpa della Vespa... Fu così che, data l'ora tarda, scese nel buio più totale lungo la Provinciale deserta, con il motore in folle, ma mettendo ogni tanto una marcia, per fare in modo che il volano desse la luce per qualche istante e quindi, intravvedere il percorso. Ci mise più di un'ora a fare quei 6 chilometri che lo separavano dalla meta.

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Ho passato dei momenti difficili in seno alla ditta dove lavoravo. Non auguro a nessuno come Persona di doverli provare. Paul fu l'unico che mi disse: Giacomino, se hai bisogno di qualsiasi cosa io sono qui.

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La Miniera 2005. Bandettini e Toninelli ebbero una idea formidabile nell'organizzare questo evento; si sarebbe tenuto alla Miniera di Manganese Località Gambatesa Comune di Ne (Ge). Un raduno invernale quindi, che diventò grazie al clima perfetto per la stagione, un raduno estremo; freddo e nevischio per tutta la giornata, con difficoltà non da poco per raggiungere la meta. Si arriva alla miniera attraverso l'SS586, percorrendo parte dell'SP33 sino a una svolta, dove dopo un tratto sterrato di circa 2 Km, si arriva al piazzale sottostante.. La mattina di buon ora ero con il mio 1300Gt, in configurazione "Montecarlo", alla postazione principale in attesa dei partecipanti; ero imbacuccato sino agli occhi e nonostante questo, ero intirizzito dal freddo e dal vento pungente. A un certo punto in lontananza sentii l'urlo di un motore (indiscutibilmente Mini) e lo stridio delle gomme sulle pietre dello sterrato; è qualcuno che sta salendo allegramente mi dissi; il rumore aumentò sino all'ultimo tornante dove ero io, dietro al quale apparve, in controsterzo, Paul alla guida del suo 1071... immacolato.

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Quando gli Amici vengono in aiuto. Dovevo trasportare la mia "Savona" sino a Ravenna, frutto di uno scambio di vetture con un Amico di quella provincia. La Mini in questione non era proprio stradale e un viaggio su quella distanza non sarebbe stato salutare. Chiesi quindi aiuto a Paul, che riuscì a organizzarsi per il trasporto di andata, e ovviamente anche di ritorno, visto che avremmo avuto un'altra Mini sul carrello. Caricammo sul fuoristrada anche due taniche da 25 litri di gasolio in quanto proprio in quel giorno era stato annunciato uno sciopero dei benzinai.

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Come ho scritto in altra parte l'avventura in Normandia mi ha lasciato un segno indelebile. Inutile dire il piacere che mi ha fatto quando Paul mi ha chiesto di accompagnarlo da Neville Trickett, per farsi realizzare una scocca Minisprint. Il viaggio era alquanto lungo e ci avrebbe portato da casa mia sino in Normandia da Neville. Partiti di mattina con il suo Range + carrello, dopo un escursus fuori rotta (ma fuori rotta di brutto), giungemmo a Caen all'una di notte. Riuscimmo a trovare fortunosamente un posto per dormire... in una camera matrimoniale. La mattina di buonora ripartimmo per la Normandia dove giungemmo nella tarda mattinata in un posto pittoresco e dove il tempo sembrava essersi fermato. Che personaggio Neville, perfettamente incastonato nell'ambientazione Medioevale; quante cose ho visto grazie a Paul e che belle esperienze. Al ritorno andammo a recuperare il materiale visionato il giorno prima, trovato da Paul tramite un annuncio Internet. Lui era stanchissimo e gli diedi il cambio alla guida; la mia reticenza a condurre mezzi con il carrello a traino è nota, ma me la cavai bene, anche perchè quel "mezzone Inglese" si guidava veramente bene. In quel lasso di tempo il mio Amico dormì un sonno profondo che lo ritemperò. Guidai percorrendo circa 400Km e quando Paul si ridestò disse: Giacomino, accidenti, hai camminato. Siamo già quì? Ho dormito come una zucca, non ce la facevo più. All'arrivo la Range aveva 3800 chilonetri in più.

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Lo aspettavo al casello autostradale di Genova-Nervi. Con il suo "solito" leggero ritardo, Paul arrivò alla guida della Leggenda; destinazione Savona, Torino e poi Montecarlo. Due anni prima (2008), uno dei soliti spiritosi burocrati dell'auto, aveva rovinato la festa a Uomo e Macchina, proprio in occasione del quarantennale della partecipazione al Monte dell' ex Works. Partimmo quindi destinazione Savona, dove ci attendeva un collaboratore, che avrebbe portato la vettura alla partenza di Torino.

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Fa una certa impressione essere seduti a sinistra e non avere sotto mano il volante! Tuttavia qualche scatto era d'obbligo a bordo di un pezzo di storia; il rombo del motore alimentato dagli "Split" e il fischio del cambio a DD erano musica per le mie orecchie. Certo che è una cosa farsi una cinquantina di chilometri, ma è diverso attraversare la Francia, come aveva fatto Paul la prima volta che portò la vettura in Italia... ops scusate, a Montecarlo; ovviamente, per non arrivare a destinazione rintronato, si era dotato di cuffie afoniche. Leggi Evasione per l'approfondimento di questa avventura.

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ORX7F a rimorchio del grosso fuoristrada Toyota, ritratto alla barriera autostradale di XX Miglia lato Italia; eh già una volta cari Amici c'erano le frontiere. Appena transitati oltre, la transfuga da Montecarlo di ORX7F era completa; io e Paul, ci saremmo rotolati in terra dal ridere. Autentiche zingarate che si potevano fare in quei anni per Amore delle proprie vetture. Ai Doganieri avevamo detto che eravamo portato quella vettura, targata GE... a un raduno alcuni giorni prima, ma nel bagagliaio non avevamo valigie e neanche uno spazzolino da denti! Che zozzoni avranno pensato i Militi. Dimenticavo: nel viaggio di andata, per non correre rischi di "essere riconosciuti" eravamo transitati da Ponte S.Luigi, la frontiera con la Francia a ridosso del mare che porta direttamente a Mentone.

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Un giorno dopo mesi che non ci sentivamo, una telefonata: Giacomino; come va? Se ti portassi una scocca, me la terresti per qualche mese lì da te? Sapevo già che il "qualche mese" con Lui voleva dire qualche anno, ma non mi dispiaceva affatto avere qualche pezzo prezioso di Paul qui da me. "Certo volentieri, quando la porti ? " risposi... "Fra un paio di ore sono lì da te" disse. Paul non aveva dubbi che avrei detto di si, come si addice ai veri Amici nel momento del bisogno. La scocca era nientemeno che quella di 231VPK, in condizioni pietose, ma era lei. Passò da me un paio di inverni... Era completamente sventrata, mal ridotta, frutto di un fine carriere in Autocross (chissà con che motore visto lo squarcio esistente); dietrò, però, aveva il preziosissimo serbatoio in alluminio da endurance, utilizzato per le gare di 4 e più ore.

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Purtroppo in tanti anni di frequentazione, ho avuto con Lui anche degli atriti (a chi non succede), che oggi, appaiono sciocchezze su cui si poteva tranquillamente soprassedere. Crescendo ci si rende conto dell'inutilità del litigio o ancor peggio, serbare rancore a tutte le persone care che, haimè, per fatalià e maledetto destino, potremmo non incontrare più.

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E' stato dolorosissimo scrivere queste righe ma sentivo che era il momento di farlo. Se il mio amimo ne avrà la forza, scriverò ancora qualcosa... La ferita è ancora aperta e il vuoto lasciato sarà tale per sempre.

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Oggi, ma anche ieri, parlando con tanti "amici", mi sento dire: Eh si, ma io Paul lo conoscevo da un sacco di tempo... Si, certo... Ma il mio pensiero era/è: "lo conoscevi si, da... domani".

Come da tanti anni conoscevo Paul, nello stesso modo conoscevo anche tutti quanti i suoi più cari Amici; capito "amici" ?

Non si può guardarlo e pensare: "Non è possibile"

Fine

Tartan Red

Gennaio 2014