Avorio Tassani RAL 1013

Anatomia di un restauro a... cuore aperto


Come era...

Come è...

Consiglio: Non andate subito in fondo, guardatelo alla fine della lettura come è venuto; è più piacevole

Agosto 2008: Prefazione

Dopo la vendita del R-Cross Full 70, mi misi alla ricerca di qualcosa (sempre Rondine ovviamente), che non creasse problemi "morali" a essere trasformato in una Special. Erano anni che ero alla ricerca di un Competition Monza, ma senza successo; quei pochi che lo avevano se lo tenevano stretto e mai mi era capitato di trovarne uno a un mercatino,ne bello ne da risistemare, tuttavia non demordevo. l'occasione capitò alla fine della scorsa estate su E-Bay. Un Rondine "ibrido" in condizioni alquanto sofferte che faceva proprio al caso mio in quanto dotato di telaio "standard" usato sino all'autunno 68 per tutti i modelli sia sportivi, che turismo e cross (in seguito su i modelli cross furono eliminate gli attacchi per le pedane arretrate. ndr); quando lessi l'annuncio ebbi il timore che si sarebbe scatenata l'asta su un marchio così difficile da reperire e a quanto ne so io, molto ricercato da chi colleziona i cinquantini specie gli sportivi. Fui fortunato invece; l'asta non si scatenò e riuscii ad aggiudicarmelo per "soli" 177 Euro, che pagai volentieri al sig. Luigi Delnoce proprietario del motorino. Il piccolo era in un paese in provincia di Piacenza ed esattamente a Pianello Val Tidone. La distanza era quindi abbordabile per andarlo a ritirare e così feci accompagnato da un amico in una nebbiosissima giornata autunnale. Da casa mia in provincia di Genova, la Val Tidone si può raggiungere ovviamente via Autostrada passando da Piacenza, ma per quale motivo fare quel giro assuro quando Tom-Tom mi dava solo 85Km passando dalla Val Trebbia? Fu infatti questa la strada che scelsi, piacevolissima, nonostante il brutto tempo. Quando giungemmo a destinazione e potei vedere l'oggetto dei miei desideri da vicino potei constatare che la "motina" era in condizioni pietose (esattamente come mi aspettavo comunque), ma l'essenziale, era che il telaio, il motore Malanca e il suo librettino con i numeri corrispondenti c'erano. Intanto sapevo già che avrei sostituito tutto (o quasi) e quindi l'ideale era proprio partire da un oggetto come quello. Certo trovare un Rondine nella "patria" della Gitan era clamoroso; scoprii che non vi era giunto in tempi recenti, ma che dal 1968 (data della sua costruzione e vendita ndr), era sempre vissuto fra le campagne di quella zona. Non fu impresa facile farlo entrare nella mia "Impreza" intero, ma dopo alcuni tentativi e con qualche contorsionismo ci riuscimmo; mi diressi quindi verso casa (felicissimo) sapendo che mi avrebbe atteso un lungo e paziente restauro non privo di difficoltà.

Murble, murble, come procedere?

Dunque:

Le parti da tenere sono:

il telaio, (una vera meraviglia di razionalità e leggerezza)

il motore, (canonico Malanca)

il cassetto dei ferri,

la forcella (Ceriani)

e... la targhetta della sella!

tutto il resto è da sostituire, vuoi perchè non "adatto" alla trasformazione o perchè in condizioni disastrose.

Il "Serba"

Ecco, la cosa che mi preoccupava di più era il serbatoio. Certo, facendo una Special potevo muovermi con estrema libertà. Nel campo dei ricambi esistono molte realizzazioni in vetroresina che ben si adattano a quasi tutti gli sportivi costruiti in quegli anni; sta poi al buon gusto di chi lavora all'opera armonizzare sapientemente il tutto; ovvio che il serbatoio è una parte dominante del piccolo mezzo e sconfinare nel brutto o ancor peggio nel kish è a mio parere un lampo. La possibilità di trovarne uno usato è remota quanto trovare la moto stessa, inoltre , la forma a squalo del Competition è accattivante e ben si intona con il resto. Che fare? Aspettare di trovare il ricambio giusto (aspetta e spera), montare quello di un'altro cinquantino (rischio di assomigliarlo ad altra marca) o acquistare uno di quelli in vetroresina (rischio "asilo")? Inoltre il telaio del Rondine ha una forma particolare; sotto il serbatoio non passa un solo tubo di grosse dimensioni, ma due più piccoli che dalla sella vanno a chiudere sul canotto di sterzo; la sistemazione non risulta quindi agevole ma presenta difficoltà per una equa e corretta inclinazione. L'aiuto mi venne inaspettatamente dall' amico Franco Bonadonna, scrittore per hobby (attualmente sta scrivendo un libro sulla Triumph), appassionato della Mini (come me), dei cinquantini (Itom),

Franco con il "suo" Amore"; o meglio, uno uguale, in quanto il suo è ancora da restaurare e nelle condizioni che si presentava il mio Rondine; qui è ritratto alla Pista Pirelli durante la prova comparativa degli sportivi 50cc fatta da Motociclismo d'Epoca dove ero stato invitato anch'io.

e delle Triumph. Proprio in quel periodo (circa sei mesi fa), stava realizzano la sua Special ultraleggera su base Triumph Bonneville Harris dell'89 e mi suggerì la cosa: perchè non lo fai come il mio in alluminio? Il mio lo ha realizzato un artigiano, vero maestro battilama "con le palle"; inoltre se vuoi ci mette anche il tappo tipo "Monza", ma per il tuo ci vuole il tipo piccolo. La cosa mi sembrava esagerata per la motina, ma era anche molto stuzzicante; mi disse che dal campione in lamiera, aveva costruito una perfetta e splendida replica. Certo, da campione; ma io l'originale non lo avevo! Ma ormai avevo deciso, avrei dotato il mio Competition di un serbatoio in alluminio, costi quel che costi! Non fu facile; mi armai di pazienza; con delle foto tratte dalla prova su strada della rivista Motociclismo, prendendo misure su misure sul telaio nudo, feci un disegno per l'artigiano. Non potevo permettermi di sbagliare le quote, pena (oltre l'esborso non indifferente ndr), non riuscirlo a sistemarlo sul telaio; cosuccia da nulla...

Dopo aver consegnato il disegno al "maestro" attesi alcuni mesi, ma ne valse veramente la pena; definirlo un semplice serbatoio era riduttivo: era una scultura perfetta, bellissima e al di là di questo, voilà, perfettamente incastonato come un vestito aderente nel suo telaio! Devo dire con un pizzico di soddisfazione che anche io evidentemente avevo lavorato bene.

Il Sellino

Con questo dissi, vado sul sicuro; un bel sellino in vetroresina con il suo codino, lo faccio poi rifasciare adeguatamente, et voilà. Ne acquistai infatti uno su E-Bay da un francese che non era malvagio (il codino non il Francese). fu il sellino N° 1 sino a quando non lo appoggiai assieme al serbatoio sul telaio; da quel momento, mi resi conto che si raccordava malissimo con chi lo precedeva (qui da noi si dice faceva anguscia); lo troverete infatti nella sezione "comprati e mai montati". Nuovi dubbi; magari adesso è grezzo pensai, ma una volta rifasciato starà bene. Non ero affatto convinto, tantè che mi misi alla ricerca di qualcosaltro, ma invano.

Il Mio Caro Papà è stato per tutta la sua vita un abilissimo falegname e ora che non c'è più mi rendo conto che "califfo" era nella lavorazione del legno; nella sua falegnameria oltre alle macchine per la lavorazione ci sono ancora molti pezzi e ritagli; stavo cercando un tacco da mettere sotto la ruota della mia Subaru, quando mi venne in mano un pezzo di "Tanganica" *;una folgorazione, lo faccio di legno il sellino, dissi a me stesso! Pur non essendo nè abile, nè bravo nella lavorazione del nobile materiale, mi misi con buona volontà e dopo varie sedute di prova (come fanno i sarti), realizzai una forma che rendeva perfettamente l'idea della sella che volevo e che si integrava a perfezione con il "vicino" di telaio.

* Tanganica: Noce del Tanganica o Tanganika, proveniente dallo stato Africano omonimo, oggi conosciuto come Tanzania.

Ero nuovamente soddisfatto; adesso dovevo solo farlo "vestire" da un abile sellaio. La persona che fece l'interno in pelle di pekari della mia Mini (Special ovviamente), era la persona adatta. Lui, forte della sua ultra cinquantennale esperienza sulle auto e sulle moto, eseguì un ottimo lavoro (chi ne dubitava) di finitura che andò a completare l'opera. Ma che sarà di noi quando questi "veri" artisti smetteranno di fare il loro lavoro?

Il Telaio

Mi sembrava a posto: lo pulisco per bene o lo faccio sabbiare? Mah! Facciamo una signorata: sabbiatura. A pochi chilometri da casa mia c'e l' "Amico" sabbiatrice Industriale; si Amico proprio di nome e di fatto. Ci conosciamo da anni per via dei tanti cerchi in ferro che gli porto; dovevo giusto portargli i 13 della mia Leone e così, caricai anche il telaio con i cerchi.

Precisazione: l'idea di partenza era di fare del mio Monza, come colorazione, una piccola Norton Manx (senza essere blasfemo), che per chi non la conosce, è con il telaio e parafanghi neri, serbatoio in alluminio e sella in pelle nera. Però, quando ritirai il telaio era spruzzato del protettivo bianco, indispensabile se non si vuole vederlo arruginire nel giro di 30 nano-secondi; era accattivante devo dire e la conferma mi venne anche dall'accostamento con l'alluminio del serbatoio che vi appoggiai sopra appena a giunto casa. Certo il colore chiaro è un pò delicato e si vede di più lo sporco... ma forse lascerei venire "sporca" la motina? non sia mai detto! Così cambiai idea (con qualche spintone...) e dal nero che avevo ipotizzato in partenza, la scelta cadde su un Avorio che di più bello non si poteva trovare (il bianco-latte avrebbe fatto effetto "letto da ospedale" ndr). Senza alambiccarmi tanto il cervello ho utilizzato il Tassani Avorio RAL 1013, che si trova anche dai ferramenta qui nella mia zona; pur non essendo una vernice da "grido" (motociclisticamente parlando), ha un vantaggio, fanno anche la bomboletta, utilissima per un ritocco o per fare un piccolo pezzo. Per il lavoro mi affidai a me stesso, avendo a disposizione un buon compressore, l'attrezzatura e lo spazio necessario per questa operazione; il vantaggio, oltre che economico, era che non me la sarei presa con nessuno se il risultato non fosse stato perfetto.

Particolarità del telaio in questione, sono i rinforzi a piastra all'altezza del canotto di sterzo, con alcuni fori di grosso diametro che "vorrebbero" servire da allegerimento. Altre stranezza comune a tutti i telai Rondine sono i due tubi che vanno a congiungersi con quelli che passano sotto il serbatoio; nella loro parte interna sono schiacciati; per quale motivo è stato fatto? Ecco la soluzione:Il cassettino dei ferri utilizzato, non si sarebbe aperto completamente se non ci fossero queste rastremature. La cosa appare ancora più strana perchè questo riguarda solo quel tipo di cassetto ferri e in verità ne sono stati montati almeno altri due tipi a cui nulla servivano le rastremature; inoltre se si rilegge la prova su Motociclismo del Cross Full (che monta questo cassetto ndr), c'è scritto che non si riusciva ad aprire completamente. Il problema forse era proprio sull'esemplare utilizzato in quell'occasione; in effetti se il cassetto non è posizionato e perfettamente centrato sul proprio attacco e sul parafango, non passa in mezzo ai tubi. Provare per credere!

Il particolare della prova di Motociclismo di Settembre 1968. In questo caso se il posizionamento fosse stato perfetto lo scontro lo avrebbe fatto il filtro aria. Come si può inoltre notare il telaio del Cross Full era giustamente privo degli attacchi per le pedane arretrate inutili su questo modello.

La Bulloneria

Inutile dirlo, bulloni, dati, vitarelle e vitine, sono importanti talvolta nell'estetica di un mezzo. Mi spiego meglio; dove possibile, ho utilizzato lo stesso tipo di bulloneria a brugola che a me piace molto e dà un senso professionale; a prescindere dal fatto che,volendo fare una "ficata", si potrebbe anche utilizzare un bel set in inox, titanio o ergal (!); secondo me, gli attacchi standardizzati fanno la differenza e cosa importante, rendono ordinato il mezzo; se poi si vuole risparmiare qualche grammo spendendo qualche centinaio e + + di euro per la detta bulloneria "Racing", ritengo che sia meglio... lasciare a casa gli spiccioli, oppure (o tutte due le cose), diminuire le dimensioni dell'Airbag anteriore... Altro che ergal & C!

Il Motore

Il Malanca è il suo giusto, i Rondine hanno montato solo quelli. Volendo avrei potuto fare un jumbo, elaboratissimo, potentissimo e cattivissimo; avevo in casa un Turbo Star e un P6, ma perchè snaturare agli eccessi una "motina" che nei miei intenti doveva diventare una piccola scultura? Sono motori più recenti del mio e non stavano bene, a mio avviso sull'estetica "tondeggiante" del CM; inoltre, chi lo ferma il bolide lanciato magari a oltre 120Km/h? I due "tamburelli" che ha? Si, ciaooooooo! Certo un motore più potente ne avrebbe fatto una Jena, però poi trovi sempre quello che gioca "sporco" (non ci sono limiti per apparire o ecellere) ed invece del 50 ha il 60 oppure il 75 o addirittura l'85! Allora il divertimento finisce. I 6Cv che svilupperà il "malanchino" con il cilindro in alluminio e la zanzarina, sono più che sufficienti a fargli raggiungere velocità di cui potrei avere paura... Io peso 65Kg e quindi il rapporto peso-potenza è alquanto favorevole rispetto a chi magari ne pesa 85 di chilogrammi... bulloneria speciale compresa!

il "Malanchino"

La Componentistica.

Dovevo procurarmi ancora "qualche" pezzo: (rigorosamente in ordine alfabetico)

Adesivi Rondine, (Grafica Sisero di Padovano)

Adesivo Marzocchi Racing e commemorativo Malanca( il colmo su E-bay da un Francese)

Ammortizzatori, (Miki-Sv)

Asta freno posteriore, (Baldini-Ge)

Attacco parafangho anteriore, (Miki-Sv)

Attacco parafango posteriore, (Autocostruito)

Bobina con pipetta, (Baldini-Ge)

Candela passocorto, (Baldini-Ge ma rigorosamente Champion),

Carter catena, (di un Demm su E-Bay da un Tedesco)

Catarifrangenti laterali tipo Svezia, (su E-Bay manco a dirlo da uno... Svedese)

Catena, (Baldini-Ge)

Cavalletto (di un Demm su E-Bay da un Tedesco)

Cavetti, (Baldini-Ge)

Cerchioni 1,20 x 18 in acciaio, (Novegro)

Clacson, (Baldini-Ge)

Comando acceleratore, (Miki-Sv)

Contachilometri CEV con cavetto e rinvio, (E-Bay)

Corona (E-Bay)

Curva dello scarico, (Novegro)

Devio luci CEV, (Spadaro Moto)

Faro, (Miki-Sv)

Fanalino posteriore, (E-Bay)

Frizione (E-Bay)

Ganasce freno anteriore (Baldini-Ge)

Guarnizioni motore, (E-Bay)

Leva freno posteriore, (Autocostruito)

Leve manubrio, (E-Bay)

Manopole grigie, (Novegro)

Olio motore, (Baldini-Ge rigorosamente Castrol Gp)

Parafanghi Inox, (Bastia)

Parapolvere forcelle Marzocchi, (E-Bay)

Pedane, (E-Bay)

Perno ruota anteriore, (E-Bay)

Pneumatici Haidenau 2,00 x 18 e 2,25 x 18, (Nik Gomme)

Porta targa, (Autocostruito)

72 Raggi, (il "paciugone")

Rubinetti serbatoio, (Baldini-Ge)

Silenziatore Prona, (E-Bay)

Tamburo freno anteriore in alluminio, (uno scambio)

Tamburo freno posteriore in alluminio, (E-Bay)

Tappi in alluminio manubrio (Autocostruiti)

Tubetto benzina, (Baldini-Ge)

Zanzarina, (Novegro)

...

cosaltro?

Per procurarmi il materiale descritto, impiegai tutto lo scorso inverno, sborsando... ; non avevo intenzione di incominciare ad assemblare "a rate", avrei iniziato quando avevo tutto... o quasi.

Ah si dimenticavo: mi sarebbe piaciuto (come se non bastasse) un bel kit dell'epoca per il Malanca, ma niente di troppo "moderno" o iper performante, che.. puntulamente trovai! Non è che sia venuto a bussarmi alla porta, ma con un pò di paziente ricerca tramire il forum 50iniepoca sono riuscito ad acquistare da Max un cilindro in alluminio canna cromata completo di pistone e testa radiale Villa, il tutto nuovo di pacca.

Max 50 gp

La strada sembrava adesso già in discesa... ma ero troppo ottimista?!

Le Ruote...

una e due

Cerchioni, pneumatici e ceppi con freno a tamburo; adesso bisogna trovare qualcuno dei pochi che monta ancora le ruote a raggi. Dietro consiglio di amici, trovai la persona "giusta". A parte il tempo trascorso per montarle (+ due mesi), l'opera non si rivelò facile anche per colpa di una serie di raggi sbagliati che si era fatto arrivare (lui); va beh, pensai, cose che succedono, ma il peggio doveva ancora venire. Certo le gomme Heidenau (Made in Germany) sono poco malleabili e riuscire a centrarle sugli stretti cerchi in acciaio da 1,20 non è semplice, specie se manualmente; mai si erano viste gomme più "Teutoniche"!. Fatto sta che mi vengono consegnate le due rute con i pneumatici si montati, ma completamente scentrati. In più (!), i bei Radaelli comprati nuovi..., più nuovi non erano! Non è che fossero distrutti, avevano "qualche" segnetto sul bordo. Va beh pensai, gli Heidenau sono duri, montarli a mano, ecc. Allora portai le ruote dal gommista dove mi servo per le macchine; ma nel frattempo una della camere d'aria nuove era esplosa... boh! Con disappunto appresi che neanche il mio gommista riusciva a montare le "terribili" Heidenau. Visto che una camera era esplosa e non ne aveva di ricambio, gli feci rismontare le gomme senza sapere esattamento cosa dovevo fare. Ora viene il ++ peggio.

Le famigerate Heidenau

Possibile che nessuno le abbia mani montate 'ste gomme? (Anche Nik Pneumatici Moto che me le aveva vendute confermò la difficoltà nel montaggio, aggiungendo che però, con un pò di pazienza, ci si riusciva ndr). Forse è meglio sul cerchio in alluminio che ha i fianchi più piatti? Pensai: cha fare? Comprare altre due gomme? Si, ma cosa? Di quella misura ci sono queste, le Bridgestone (trovarle e non sono neanche omologate per la circolazione) e qualche "resto" Michelin; cambiare i cerchi e metterli di alluminio? Se poi non vanno bene neppure quelli? Ero alquanto preoccupato. Mentre pensavo, analizzai bene i cerchioni e mi chiesi: perchè una camera era esplosa? Ecco la spiegazione: nella fretta di finire la seconda ruota il "paciugone" aveva tagliato l'eccedenza dei raggi all'interno del cerchio con i tronchesini, lasciando dei bei spuntoni e celando il tutto poi con la banda protettiva. Bravo, il "paciugone"; ora posso dire che aveva sbagliato nuovamente la misura (dei raggi) e invece di perdere mezz'ora a limarli per benino li aveva brutalmente amputati, senza pensare che a camera gonfia l'avrebbero inesorabilmente bucata; ma ancor peggio, la camera stessa avrebbe potuto cedere con me sopra e conseguenze ben peggiori! Consiglio: lo stesso già dato nei consigli utili per un buon restauro N°11. Limai uno a uno l'eccedenza all'interno del cerchio e affidai le ruote al Franco citato prima che venne in mio aiuto, dicendomi: Le porto da Speedy Gomme che è uno specialista delle due ruote, detto fatto: due giorni dopo avevo le mie ruote a posto, anche se la camera d'aria da 18 nuova gliela dovetti procurare io. Comunque, a scanso di equivoci, Gianni, un gentile Amico di Udine con cui tengo contatti per i nostri amati (e non solo), si è sbattuto non poco per trovarmi due oramai rare gomme Michelin da tenere lì di scorta insieme alle tre camere d'aria comprate in più nella foga di non trovarne altre... mai più!

al "paciugone". Fine dell' avventura ruote.

I Parafanghi

Bastia è universalmente conosciuto per la costruzione di qualsiasi tipo di parafango, in ferro da verniciare, in alluminio o inox, per tutti i tipi di motocicletta; sino dagli anni 60 la sua pubblicità appariva sulle pagine di Motociclismo, inoltre, si possono ordinare di varie forme e con le curvatura e lunghezza indicata dal cliente con un apposito modulo prestampato che riporta tutte le indicazione necessarie per la realizzazione. I tempi di attesa per una coppia di parafanghi sono accettabili (circa un mese) visto che vengono confezionati praticamente su misura.

Il montaggio non diede grossi problemi. Sull'anteriore la curvatura del parafango era perfetta e lo stesso vale per l'attacco che mi ero autocostruito ricavandolo da quello di un Fantic Bronco; ho comunque dovuto sbattermi non poco per fare rimanere il parafango ben diritto; ho fatto poi alcune prove per la verniciatura e, alla fine, ho optato per il grigio della forcella perchè legava meglio con tutto il resto. Sul posteriore dovetti invece rialzare leggermente la sella, visto che non avevo tenuto conto del poco incavo che aveva per il passaggio del parafango che diversamente sarebbe rimasto troppo vicino alla ruota. Tutto sommato comunque un problema di poco conto (mica tanto come sempre)... L'attacco posteriore l'ho realizzato servendomi di un cavallotto in acciaio Inox che "usavo" per il fissaggio delle parabole ponti radio della telefonia cellulare.

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Il carter della catena e il cavalletto provengono da un Demm. Con alcune piccole modifiche li ho adattati, nel migliore dei modi, al mio mezzo che ne era sprovvisto. Al cavalletto è bastato aggiungere due piastrine imbullonate per fare da scontro nel fermo del telaio; il carter l'ho invece dovuto tagliare e sagomare in modo che, gli attacchi combaciassero, uno con il bullone dell'ammortizzatore e l'altro sullo scivolo per la catena in teflon. In fase di montaggio l'ho riverniciato color avorio perchè stava meglio.

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Pian Piano...

un pezzo qua, un pezzo là, pian piano la "motina" incominciava a prendere forma. Con tutti gli "organi" in bella mostra sul tavolo da lavoro, ogni momento dell'assemblaggio è stato un vero piacere.

I Cata

La soddisfazione di vedere crescere l'opera è stata grande. I particolari, che vanno curati, sono quelli che a me personalmente danno più soddisfazione. il montaggio dei catarifrangenti tipo Svezia, che è una cosa semplicissima fatta di due viti e due pezzi in alluminio con la plastichina "cata", è stato "goduriosissimo", anche perchè (penso), cinquantini con 'ste cose non ne circolano mica tanti...

Il fanalino posteriore

Nato da un'idea minimalista ereditata dai tempi della regolarità (oggi Enduro), quando si faceva a gara (oltre alle gare vere) a chi aveva il fanalino posteriore più piccolo. Quello per il mio Rondine è di un Puch ciclomotore. Dopo aver vagliato altre possibilità di utilizzare l'originale Cev, uno da bicilcetta, da custom, una scatola di acciughe, una plafoniera della Fiat 127 (tutto vero) ecc, quello è risultato a dir poco perfetto; era su E-Bay e ho fatto notte fonda per non farmelo scappare. In più il porta targa auto costruito ha dato un tocco di originalità che ha fatto diventare il cinquantino una moto da "grandi".

La leva del Freno Posteriore

Come molti sanno il Rondine CM in origine aveva la leva del freno posteriore che si azionava con il tacco; a mio avviso una follia (come su altri 50cc sportivi), visto che la posizione di guida è già caricata in avanti con la punta delle scarpe inclinata verso il basso, per cui risulta innaturale frenare con il tacco; voi mi direte: "ma i centauri veri il freno posteriore se lo dimenticano"! Vero: ma io non sono così bravo e qualche pinzata con quello mi piace darla, anche perchè mica sono perennemente in corsa; inoltre ve la immaginate una MotoGp con il freno posteriore a tacco? Per favore!! Quindi, decisi di modificare radicalmente il leveraggio; l'ispirazione mi venne guardando un giorno la foto di una poderosa HRD Vincent 1000 e mi scuso per l'accostamento irriverente; la leva della messa in moto di questa Magic-Bike aveva una curvatura a mezzaluna, lunga, sinuosa e mi piacque molto soprattutto per il suo "contorsionismo". Presi quindi il leveraggio del Rondine lo misi nella forgia (si ho anche quella, ereditata dal mio Papà, ma va bene anche una stufa a legna o un falò) e quando fu ben rosso-bianco, lo piegai alla giusta curvatura, dopo di che vi saldai la piastrina di appoggio e la portai a cromare; infine un gommino di provenienza Mini come finitura; bella & unica.

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L'incredibile leva della messa in moto della Vincent

La Forcella

Potevo scegliere (che bello), fra tre tipi di forcella: non è cosa da tutti i giorni. Queste le sospensioni anteriori: la Ceriani montata di serie, la Marzocchi di un Muller, oppure la MP nuova con attacco per freno a disco. La tentazione iniziale, visto che era una special, fu quella di montare la terza, ed ovviamente con freno a disco a comando meccanico. L'impossibilità di trovare un tale dispositivo della Campagnolo, montato solo sul Mondial Record, mi aguzzò l'ingegno. Riuscii a procurarmi un mozzo adatto (con una piccola modifica), una pinza meccanica e un disco, che purtroppo era forato e forse di dimensioni un pò generose. L'idea mi piaceva, ma ci voleva veramente qualcosa che richiamasse gli albori di questo sistema. Abbandonai il progetto nel momento in cui trovai un bel mozzo in alluminio da montare sull'anteriore e senza alcun rimpianto per il progetto iniziale, visto che l'operazione non procedeva come desideravo; unico vantaggio sarebbe stato quello che non avrei dovuto procedere all'accorciamento. Il mozzo acquistato si accoppiava perfettamente con il posteriore che era leggermente più piccolo ed entrambi in alluminio lucido, avrebbero fatto sicuramente una bella figura. Scartata la Ceriani che aveva la parte superiore degli steli conica, optai per la Marzocchi che era quella con un solo blocco del tamburo e si presentava come nuova. Tuttavia avevo ancora un problema, che era quello dell'eccessiva lunghezza degli steli; la Marzocchi proveniva da un cinquantino da Cross e quindi avrei dovuto sfilare i canotti; si, ma quanto? Un centimentro sarebbe stato accettabile, ma quasi sette, come riscontrai dopo le misurazioni del caso, decisamente troppi! Un altro amico venne mi venne in aiuto: Enrico, esperto meccanico e tornitore, lavora sulle moto da sempre ed è pratico di questo tipo di lavorazione - trasformazione inusuale. Così grazie anche a Lui e alla sua abilità questa operazione fu completata e finalmente anche la ruota anteriore con annessi e connessi potè essere sistemata al suo posto.

 

L'antico e sempre valido sistema per l'allineamento delle ruote.

Enrico Ciglio16enne davanti ad Hobbymotor - Ge dove lavorava, in sella al "trattore" Italjet con motore Triumph realizzato da Tartarini a fine anni 60.

Le Stikes

Normalmente si mettono alla fine ma tantè non si resiste e appena montato il serbatoio bisogna vedere come stanno. La Rondine nei pochi anni di attività modificò spesso il suo logo;nell'immagine della pagina Rondini adesive potete vedere l'evoluzione del marchio; dal primo con la scritta Copeta in piccolo, all'ultimo con la rondine molto stilizzata. Per la mia Special ho scelto ovviamente quello consono al periodo del mezzo (1968) che appare con Rondine, scritta nera in campo giallo e Copeta sotto in piccolo. la forcella è stata corredata dal marchio Marzocchi racing (avevo comprato anche gli originali, ma quello racing era più "racing"), mentre sula parte superiore del serbatoio appare il commemorativo Malanca per la vittoria del campionato italiano Cadetti classe 60 del 1968-1969, che sono riuscito a "sminchiare" mettendolo. Pazienza, troppo caro per comprarne un'altro! La strikes sotto il cassetto ferri con i dati di prescrizioni in rodaggio, rifornimento olio e miscela è invece una mia invenzione. Infine una "chicca", il piccolo adesivo del concessionario dell'epoca di Genova dove mio Padre acquistò per me lo Speedy e lo portò a casa lui perchè io ero un imbranato mortale!!!

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La Zanzarina silenziata.

Montare la marmitta ad espansione non era affatto necessario ma era SOLO indispensabile! Ci voleva però un silnziatore se si aveva idea di circolare. Il mio Rondine non finirà in un salotto o dentro una bacheka in atmosfera asettica! Doveva essere della dimensione giusta: nè piccolo, nè troppo grande. Non quello a spillo (che odio sin dai tempi dei tempi) e neppure quello a botticella che per un cinquantino extra-slim mi sembra grande; la scelta è caduta su di Un Prona che ha la dimensione giusta e si intona con tutto il resto.

La Staffa

Montando questo silenziatore l'impianto di scarico diventava lungo e, con un attacco sull'espansione, il silenziatore sarebbe risultato a sbalzo; a mio avviso si potevano generare rotture, con il rischio di perdere per strada l'ultimo pezzo. Decisi quindi di fare un fissaggio che partiva vicino agli ammortizzatori (sopra ovviamente), e finiva sulla apposita staffa del silenziatore, tipo quella dell'Italjet Mustang Veloce tanto per intenderci! Mi serviva però qualcosa dalle dimensioni giuste per non appesantire la parte posteriore, ma che non doveva essere neanche un fuscello per fare bene il suo dovere. Anche qui dopo aver vagliato varie soluzioni, trovai quello che mi occorreva in un Brico Center; si trattava di un componente delle tapparelle (non chiedetemi con che funzioni), che si presentava come un'asta diametro 6mm con delle piegature, avente la lunghezza giusta e cosa migliore, cromata. Non mi fu difficile adattarla al mio uso, tagliandola, facendo nuove curve e filettandone le estremità. Un risultato funzionale e soddisfacente.

Il Manubrio

Canonico in due pezzi; ho usato quello che era sul "rottame" acquistato, che, inaspettatamente, dopo una bella pulita-lucidata, è tornato come nuovo; ho poi costruito due "tappi" in alluminio per chiudere le estemità visto che ne era sprovvisto.

Modifica (post 20 Luglio 2009): Ho montato un acceleratore a filo rettilineo (che mi piaceva troppo), ma in un secondo tempo, anche dietro "consiglio", ho usato il più consono e coevo Tommaselli Super Pratic che c'era in origine. Le belle leve Tommaselli (la DX con attacco per il freno a 4 ganasce ndr) montate in origine, a mio gusto, erano un pò grosse per un ciclomotore sportivo e comunque non ergonomiche e alla portata di "mano". Mi sono quindi concesso una piccola "licenza" e ho optato per una coppia da minimoto (!), che risulteranno magari con una linea un pò moderna, ma si impugnano che è una meraviglia, stanno esteticamente bene (secondo me) e sono di misura perfetta per un minuscolo "cinquantino"; per ora va bene così, se poi trovassi qualcosa più... come dico io. Per finire, devio luci CEV e manopole di qualsiasi colore purchè... grigie!

un vero must!

I "tappi"

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Acceleratore a filo rettilineo e leve Tommaselli: scartate...

... quello montato

Cerca e ricerca, devono arrivare fresche, fresche dagli USA (Florida) due leve Magura perfette per l'uso.

Magura

Le "Cosette"

Oltre ai pezzi citati nella lista, ci sono state altre spese per terminare il cinquantino; materiale di consumo per finire il telaio, attrezzi comuni come le punte da trapano e qualcuno specifico come la filiera MC 16 x 1 usata sui perni ruota e sui rubinetti benzina. Sembrerebbero cose di poco conto, ma anche quì, come diceva il grande Totò: "è la somma che fa il totale".

106 Set Filiere compresa la MC16 x 1 e HSS 434 24X1
¾ litro vernice Avorio Tassani RAL 1013
1 Bomboletta Avorio Tassani RAL 1013
1 Bomboletta nero lucido
1 Bomboletta nero opaco
1 Bomboletta grigio lucido
3 Copaie
5 Punte trapano
1 litro diluente nitro
1Bomboletta VD40
Cromatura della Leva freno posteriore
Cromatura del Tubo marmitta
Cromatura dell'Asta freno post.

 

Sempre Piano Piano, alla fine della storia tutto era montato. ma c'era un ultimo arrivo per il tocco finale.

Il Kit "Brevetto"

Come detto tramite informazioni di alcuni amici del Forum 50iniepoca, sono entrato in possesso di questo bel kit in alluminio con canna cromata, pistone piatto e fascia superiore a elle, denominato "Brevetto". La mia idea era che assomigliasse al gruppo termico del Beta-Ancillotti Cross, che tanto mi piaceva (come la moto del resto che non ho mai avuto ma solo guidato) e che montava una testa radiale sin dai primi modelli; come si può notare l'alettatura è continua e le alette sono 10. Mi risulta anche che con questo motore Ancillotti abbia allestito (a esclusivo uso competizione) un mezzo per gare in salita nella classe 50.

Il motore Beta-Ancillotti

La testa radiale Villa invece ha 12 alette e le 4 nella parte centrale sono interrotte; anche questo particolare lo acquistai da Max, ma l'unico "problema" era che posata sul cilindro si presentava un pò come un sombrero su di una piccola capoccia! Fu così che con un pò di lavoro extra (tanto per favorire), lavorando di mola e di lima, rastremai l'alettatura sino a farla combaciare con la parte inferiore, riducendo così di un paio di centimetri i fianchi e raccordando le alette posteriori, in origine sfuggenti, in modo più armonioso; alla fine della lavorazione la pallinatura che la rese perfetta. Il risultato è stato ottimo e l'esclusività assicurata, anche se secondo me assomiglia più a quella di una Zundapp che a quella Ancillotti; ben inteso che va benissimo così, anzi...

Prima Dopo

Dopo un anno di di torture & piacere alla Sadomaso

e

nel caso scoppiasse anche il fegato...

il 20 Luglio 2009,

in cui cade anche un anniversario importante...

Finita!

Le fasi del montaggio

Il Peso

Non ho fatto la lotta per abbassare il valore di questo dato; come detto non mi sono avventurato nè in ruote di alluminio, nè in bulloneria speciale e neanche in "mitragliate" di fori ovunque. Gli unici fori in più li ho fatti, (cinque per l'esattezza), sulla corona, non per allegerirla (ne potevo fare il doppio), ma solo per un fattore squisitamente estetico. Alla fine mi sono tolto comunque lo sfizio che avevo da tempo; l'ho pesata, per pura curiosità e per vedere se ero stato sopra o sotto il valore della versione originale che era di Kg 50 (dalla prova di Motociclismo), un vero peso "piuma". Ero alquanto scettico; mi sarei accontentato di pareggiare il peso di quello di serie, ma la lancetta della bilancia si è fermata a Kg 45 (scarto + o - 1kg), un Record! No, non era rotta la bilancia e neanche ho barato! Che gusto ci sarebbe a fregare se stessi? Per farsi belli e bravi? Non fa per me. Ho fatto più prove prima di riportare il dato che ha stupito piacevolmente anche a me.

Ricordate: rapporto peso-potenza...

I Costi

Non mi piace vantarmi nè dei soldi spesi nè di quelli risparmiati, quindi non dirò a nessuno (neanche sotto tortura) quanto è costata l'operazione, dall'inizio alla fine, considerando che, a parte qualche lavoro fatto da altri, ho realizzato tutto io in casa; si sa: al cuore non si comanda! Ma se uno dovesse fare i conti... beh, beh, beh,

meglio lasciare perdere!

I pezzi comprati e i manufatti montati.

I pezzi comprati sulle ali dell'entusuasmo e mai montati.

Tipica espressione Ligure: bravu Belinun avei speisu tutte quelle palanche in ciù! Traduzione per i non Indigeni: bravo fesso avere speso tutti quei soldi in più.

Un sentito ringraziamento a:

Luigi senza di lui nulla avrei potuto fare...

Franco per l'aiuto & l'incitamento.

Miki per i pezzi avuti... gratis

Amico per la sabbiatura

Cilio per i lavori eseguiti

Il Battilama per la scultura-serbatoio

Il Sellaio per imbottitura & fasciatura

Bastia per i parafanghi

Nik per le Heidenau

Speedy per aver domato le Heidenau

Gianni, per le Michelin di scorta

Stefano per gli adesivi

Max per il kit Brevetto & testa Villa

Don Baldini per tanti pezzetti indispensabili

Augusto per la frizione

La Mia pazienza

Orietta la "sua" pazienza

La Considerazione

Tutto questo per riportare agli antichi splendori un cinquantino che, quando lo avevamo da "pivelli", svigliaccavamo e maltrattavamo (chi più chi meno) come solo noi sapevamo fare! Ahh, se potessero parlare...(i 50cc) ci lascerebbero oggi per strada un giorno si e l'altro anche!

Competition Monza 50 Special Side A

Competition Monza 50 Special Side B

Il librettino originale, gioia per chi lo ha e dolori per chi lo vorrebbe avere...

Competition Monza In Studio

... Il: Go!

Dopo tutto il lavoro ecco il momento cruciale... Sarà tutto ok, o ci sarà qualche problema? Miscela al 3% (abitudini della canna in ghisa), cicchetto, aria... una, due, tre... alla quarta pedalata...

Vrinnnnn.... vrinnnn, prennnn, prennn, prennn.....

Evviva, funziona! L'espansione si fa sentire; una sgasata di prova, una tirata alla frizione, un getto da 82 (come consigliato da Max) al posto dell'originale 74 e il Malanchino gira che è un piacere. Posizione di guida buona, comandi buoni anche se bisognerebbe essere un ragazzino di 50Kg; sospensioni rigide ma efficaci, luci ok, clacson "suona"..., tachimetro-contakilometri "conta" i chilometri, freno dietro e relativo comando bene (dopo una piccola modifica a una vite che toccava nel ceppo ndr); tutto bene quindi? Però, però, però... davanti non frena un beato piffero! Freno e ganasce nuove... boh! Chessarà??

INCONVENIENTI: Il freno anteriore

Il freno davanti è stato frutto di uno scambio via Internet. In pratica ho sacrificato il 4 ganasce originale, con il ceppo in lamiera stampata e le prese d'aria finte, per un bel tamburo in alluminio nuovo che si intonava perfettamente con il fratello montato al posteriore. Il "quattro" originale devo dire non l'ho mai gradito sul Rondine sin dai tempi dei tempi, come non mi piace montato su nessun cinquantino sportivo.

Intendo questo

e non questaltro molto più bello, con le prese d'aria "serie" e da tutti i "cinquantisti" ambito.

. Lo scambio fatto mi stava bene, ero contento, ma il "furbone" (con beneficio di buona fede) con cui ho fatto l'affare, me lo aveva dato con le ganasce da 110mm che, frenando, vanno appena a sfiorare il tamburo da 118mm. Il "fesso" (che sarei io) non se ne era neanche accorto quando gli è arrivato il pacchetto; ero troppo eccitato ed abbagliato dall'alluminio esterno evidentemente. Ovviamente per risolvere il problema ho trovato da "Don Baldini" le ganasce adatte e tutto è stato risolto.

INCONVENIENTI: la frizione

Per la frizione invece, è stata... colpa mia! Come si fa a rimontare il motore senza dare una controllatina... e infatti il problema si è puntualmente presentato; oltre al normale consumo del materiale di attrito, uno dei dischi aveva completamente perso la dentatura, e questo, comportatava che non faceva presa sull'ingranaggio della trasmissione. Fortunatamente ho trovato velocemente il ricambio e ho sistemato questo fondamentale organo.

.. .... .... ,. .

....... ... La frizione priva di denti ...

I particolari dell'ultima ora...

. .. . . .

Ora non mi resta che vedere "quanto fa..." (obbligatorio), con me sopra (45 di Rondine + 65 di Giacomo = 110Kg), fare qualche bel raduno e andarme un pò a spasso.

A presto! Ma non è finita...

La Revisione periodica.

Per poter circolare in tutta tranquillità, ho portato il Rondinino alla revisone che, ovviamente, non aveva mai fatto... Tutto bene... Ho dovuto però flangiare il carburatore da 17 con un accrocchio per farlo rientrare nei limiti concessi dalla legge. La flangia consisteva in un blocco che non permetteva l'apertura del gas non oltre il 50% e con un getto da 66. Senza la flangiatura e getto da 82, su i rulli ha "strappato" un 87Km/h, non male accidenti! Per i fumi, la comprensione per un mezzo che ha quarantanni ci deve essere; non si può pretendere l'impossibile da motori nati con cilindro in ghisa, che dovevano funzionare con lubrificazioni abbondanti che andavano dal 5 al 10%; comunque, il CM, aveva la miscela al 3%, con una fumosità relativa grazie agli ottimi olii di oggi. Sfogliando le prove su strada di Motociclismo ricordo: usare miscela all'8%, nel periodo di rodaggio per i primi 1000Km al 10% (dato riferito all'articolo sul Mival Competizione); per il Rondine Competiton Monza invece era "solo" al 7%!

La ricerca su gli olii ha fatto passi da gigante in questi anni; i cinquantini di oggi (dotati tutti di lubrificazione separata ndr), vanno con miscele all'1%. Con i miei due tempi ricordo che la candela si imbrattava in continuazione e lo strato incombusto che lasciavano era simile a quello dell'olio motore; è anche vero che si usavano olii a base ricinata che come residui non hanno rivali; ma avreste messo nel serbatoio del vostro velocissimo Guazzoni, del vostro Penton o del Puch imprestatovi dal cugino, la miscela del distributore, fatta con quale olio non si sà?? Si, certo, una volta in caso di emergenza, per non rimanere a piedi e solo perchè ci si era dimenticato a casa il flaconcino del Sachs o del Bardahl (comunque imperdonabile). Oggi a parte la viscosità che si percepisce al tatto passando un dito sulla canna, la colorazione è praticamente neutra e l'elasticità del lubrificante stesso non ha paragoni con quella che era all'epoca, riscontrabile anche nei migliori prodotti (Sachs, Bardahl, STP), ricinati, che generavano la classica "puzza" che ci mandava in visibilio! Tornando alle tecnologie attuali, esse, vanno a beneficio del funzionamento dei nostri P4 o similari che ne usufruiscono con sommo gradimento &...

sentitamente ringraziano.

In caso di bisogno, come trasportare il Rondine?

Il Kit Montato

Cavalletto

Giugno 2010: L'allineamento posteriore parafango-ruota-sella; nel frattempo il carter catena è tornato grigio...

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Agg. Febbraio 2012